Tu non mi puoi comandare

12 Ottobre, 2026

illustrazione: trovata su Pinterest ma l’autore non sembra rintracciabile

Li chiamano bambini tiranni, dittatori.
I genitori riferiscono di avere dei figli di 4 anni che sono già in piena adolescenza, dichiarano di non riuscire più ad avere una conversazione con il partner senza interruzioni.
Alcuni non possono più baciarsi senza avere placcaggi per essere fermati.
Dicono che non hanno più un letto loro, altri esasperati riferiscono di non avere più una vita.
I loro figli sono tutti diversi, ma spesso ricorrono frasi come “Tu non mi puoi comandare”.
Hanno dai 3 anni in su e sono incredibilmente tenaci, caparbi, resilienti.
Scelgono i loro vestiti, scelgono cosa mangiare, pretendono di decidere dove andare e sarebbero in grado di fermare una vacanza di 10 giorni al secondo se decidessero di farlo.

Se leggendo fin qui ti sei riconosciuto e hai pensato “È proprio mio figlio questo!”
per onestà devo avvisarti che in questo articolo non farò carezze alla disperazione degli adulti, ma invocherò invece la loro consapevolezza.
Faticosa consapevolezza per alcuni, per me una benedizione riparatrice.

Iniziamo col dire che credo che i bambini dittatori non esistano e che questa è una delle più grandi scorrettezze narrative nei confronti dell’infanzia.
Quelle che i bambini mettono in campo sono più spesso reazioni che azioni

I bambini reagiscono al mondo circostante, alle relazioni, alle emozioni, alle situazioni, agli eventi, agli stati d’animo di chi sta loro accanto.
Il loro ego esposto e la loro peculiare evoluzione pretendono che vi sia un’attenzione chirurgica verso il mondo esterno, per orientare quello interno.
Sciogliamo subito la critica che viene mossa da più parti a questa tesi: “Ma io ho due figli e ti assicuro che sono completamente diversi eppure io sono lo stesso genitore!”.
Non è vero, non sarai mai lo stesso genitore con due figli, neanche con due gemelli.
Ti muoveranno emozioni diverse, sensazioni diverse, agirai diversamente e ciascuno reagirà di conseguenza.
Siamo diversi con ogni figlio, perché noi siamo diversi ogni giorno.
La vita ci accade e ci trasforma continuamente ed incessantemente.
Alice (non Miller ma nel paese delle meraviglie) lo spiega molto bene quando dice “So chi ero quando mi sono alzata stamattina, ma da allora devo essere cambiata parecchie volte.”
Figuriamoci quante volte siamo cambiati.
Da quando abbiamo pensato di avere un figlio, da quando lo abbiamo avuto, da quando abbiamo capito cosa significasse davvero, da quando abbiamo cambiato vita, abitudini, pensieri e corpi.
Quindi no, siamo sempre diversi.
E due figli diversi parlano anche di noi in diversi momenti, dell’ambiente che in quei momenti abbiamo creato e di come lo alimentiamo giorno dopo giorno.

I bambini che comandano subiscono una grande ingiustizia, perché alcuni dei loro modi, che sembrano rappresentare moti di insubordinazione, attacchi al potere e movimenti rivoluzionari di ammutinamento, spesso in realtà sono quanto di più distante da tutto questo vi sia.
Spesso sono in realtà dichiarazioni di profonda solitudine, moti di indignazione, manifesti di fatica emotiva.
I bambini non si prendono il potere, se lo trovano in mano spesso.
E quel potere pesa, schiaccia, sembrano potenti ma sono affaticati.

Sono bambini che devono gestire responsabilità che non competono loro.
Sono bambini che devono curare senza conoscere le basi della salute.
Sono bambini che hanno paura, perché si ritrovano a fare gli adulti.
Sono bambini che sono offesi, perché erano stati messi al mondo con la promessa che avrebbero ricevuto protezione e invece si son sentiti giudicati, rifiutati, allontanati, colpevolizzati.

Non tutta la fatica che proviamo con i bambini viene da loro, è faticoso anche stare nelle nostre profondità e i bambini, si sa, sono dei sommozzatori.
Si dice che nessuno nasce sapendo come si fa il genitore, non è vero neanche questo, perché noi veniamo cresciuti da genitori e impariamo, forse il problema è proprio questo.
Magari fosse un atto creativo, saremmo tutti molto più attenti e connessi a noi stessi e alla pulsione creatrice.

Ma ci siamo persi, dentro i nostri dolori.
Lo sappiamo, lo so che lo sappiamo, non ci manca la lucidità, ma forse la forza di mostrare la vulnerabilità sì.
E siccome non sentiamo di farcela diamo la responsabilità a loro, ai bambini.

Quindi no, non sono tiranni.
Non incolpateli se non governano come avreste voluto.
Chiedetevi piuttosto quando avete lasciato a loro questo compito.
E non condannateli se sono lunatici e mutevoli.
Chiedetevi quanto siete stati ambivalenti negli ultimi anni.
Non attaccateli quando vi giudicano.
Chiedetevi quando è stata l’ultima volta che vi siete lamentati di loro.

Ci stanno cercando i bambini, lo fanno con un coraggio che noi spesso abbiamo dimenticato.
Lo penso sempre quando sto con loro, non sarei mai coraggiosa come un bambino.

Poeticizzo sempre troppo, lo so, ma l’infanzia mi fa questo, è tutto un vagare tra spinte vitali e forze protettrici.
Lo so che uno poi dice “Sì, ma io che me ne fo di questo elettrone impazzito?!”

La buona notizia è che, come abbiamo creato questo ambiente, lo possiamo trasformare, quindi comprendere cosa sia successo, quando e perché è il primo passo per trasformarlo

Questa sera ne parliamo, approfondiamo questo tema.
Immagino che abbiate fretta di risolvere, ma l’animo umano ha tempi arborei, lenti cerchi che si susseguono, stagioni che si susseguono.
Vi chiedo pertanto la pazienza e la volontà di una quercia di affondare le radici e spingere verso il cielo.
Servono tempo, fiducia, presenza e chiarezza su dove vogliamo arrivareLunedì 12 sera, per un’ora e mezza vi parlerò di tutto in diretta.
Voi pensate alle domande e collegatevi, potremo interagire, confrontarci e mettere un nuovo anello insieme.

Potete iscrivervi gratuitamente da qui: https://mailchi.mp/pedagogiadinamica/neancheconunfiore2

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